Il parco della palude pontina
L’idea di rinaturalizzare il terreno dell’azienda agricola della Fondazione Caetani adiacente il Giardino di Ninfa, nacque per caso nel 1991 durante una passeggiata.
In una giornata di inizio estate del 1991, Fulco Pratesi, Presidente Onorario del WWF Italia, Arturo Osio, allora Presidente della Fondazione Caetani, e Lauro Marchetti, Direttore del Giardino di Ninfa, fecero una passeggiata fuori la cinta muraria di Ninfa. Davanti ai loro occhi un anonimo campo di erba medica, con pochi alberi, e lontano il canto degli uccelli.
Fulco Pratesi chiese: “Cosa c’era prima qui?”, “Acquitrini per gran parte dell’anno e tanto verde, abbiamo foto e stampe dell’epoca” rispose Lauro Marchetti. Gli occhi di Fulco Pratesi e di Arturo Osio si spalancarono, Fulco Pratesi disse entusiasticamente: “Vogliamo essere un po’ pazzi? Ricreiamo la palude!”.
L’idea era di riconsegnare alla natura selvaggia un territorio fortemente trasformato dall’uomo per creare un continuum con il Giardino di Ninfa, così che, una volta rinata la palude, la città morta di Ninfa, tornasse ad affacciarsi, come era in passato, su una distesa di paludi e boschi.

15 dicembre 2009
Un team di geologi, botanici, zoologi, entomologi e storici ha condotto uno studio accurato per ricreare l’ambiente originario delle Paludi Pontine.
Il Parco Pantanello è caratterizzato da sei stagni palustri alimentati dalle acque del fiume Ninfa, differenti per profondità ed estensione: tre stagni della flora, lo stagno degli anfibi con acque ferme prive di fauna ittica, lo stagno degli uccelli con acque profonde per l’avifauna acquatica e prati acquitrinosi stagionali, habitat di numerose specie di insetti, a loro volta nutrimento dell’avifauna, ed infine lo stagno sulle cui acque si riflettono le mura di Ninfa.
La flora tipica dell’area è stata reintrodotta grazie al prezioso studio condotto dal botanico Augusto Beguinot (1875-1940) che descrisse dettagliatamente la vegetazione delle Paludi Pontine prima delle ultime bonifiche del XX secolo.
L'avifauna
Pantanello si trova su una delle principali rotte degli uccelli migratori e costituisce luogo adatto per una sosta ristoratrice, per lo svernamento e anche per la nidificazione di alcune specie.
Sono stati registrati arrivi di anatre selvatiche come Alzavole, Mestoloni, Moriglioni, Canapiglie, e poi Aironi, Garzette, Martin pescatori, Pavoncelle, e alcune specie rare, come la Moretta Tabaccata, e alcune specie di rapaci, come il Falco di palude e il Falco pellegrino.

Su una superficie totale di circa 100 ettari, le aree umide coprono circa 12 ettari di superficie. Caratterizzate da differenti valori ecologici, sono costituite da stagni, acquitrini e ambienti paludosi, prati umidi e piccoli corsi d’acqua corrente.
Il Parco Pantanello è destinato anche ad assolvere una funzione scientifico-didattica attraverso programmi di studio e di monitoraggio ambientale e studio dell’ecologia delle aree umide da svolgere in collaborazione con scuole ed istituti di ricerca, nazionali e internazionali.

